UNA MOSTRA A BIELLA SULLE PRIME OPERE DI OMAR RONDA

Testo di: Luciano Fumagalli. Foto di Paolo Mansolillo.

L’arte è un gioco e una gioia nata dai quaderni delle elementari

Animali fantastici dai colori sgargianti. Candidi e fosforescenti legni, ben levigati dal mare di Sardegna, inseriti su tele scure.

La plastica
La plastica, che gioca un ruolo centrale nel percorso artistico di  Omar Ronda, compare già nelle prime opere, come si nota nei quadri esposti al Macist.

 

Legni fosforescenti
Una sala della mostra Osiris con, a sinistra, opere di  Omar Ronda  realizzate con legni fosforescenti.

Un autoritratto su carta con pochi, rapidi, tratti blu e un altro – ancor più autoironico – arricchito da salami, conchiglie, verdure di plastica e un contributo di sassi (sempre di plastica) di Piero Gilardi. Ogni opera di Osiris – la mostra al Macist di Biella, che presenta l’arte nascente di Omar Ronda, i primi lavori del periodo 1987-1989 – riesce a sorprendere, spiazzare, divertire.

Osiris autoritratto
Omar Ronda, Autoritratto, 1987

Nella sua prima vita, Omar – scomparso purtroppo, l’anno scorso- è stato gallerista, uno dei primi in Italia a scoprire la Pop art, a promuovere l’Arte povera. Grande amico di Gilardi,Ugo Nespolo, Luigi Mainolfi, Umberto Mariani, Alberto Burri, a metà degli anni Ottanta, ha messo da parte il mercato, e l’arte l’ha realizzata in proprio. Ed ha iniziato un percorso che lo porta negli anni Novanta a dar vita al movimento dell’Arte Agravitazionale e poi alla Cracking Art, che utilizza la plastica – “materiale analogo della realtà”, ha affermato Omar – nelle forme più varie, inclusa l’installazione di tartarughe alla Biennale di Venezia del 2001.

La patafisica di Alfred Jarry ed Enrico Bay, il surrealismo, l’arte povera, una visione antiaccademica dell’arte hanno sempre ispirato Omar.

La patafisica
Una sala dell’esposizione con opere ispirate anche alla patafisica.

Lo si avverte in ogni opera esposta nella mostra al Macist.

Inizio carriera Osiris
Una sala della mostra Osiris dedicata all’inizio della carriera artistica di Omar Ronda.

Non sono citazioni intellettualistiche di un certo spirito del tempo, al contrario rappresentano l’espressione genuina e ingenua di Omar. Tutto nasce dalla sua infanzia, dalla riscoperta dei primi disegni di scuola “Devo ringraziare mia madre… Un giorno, dopo tanti anni, intenta a riordinare delle vecchie cose ha ritrovati i quaderni e me li ha mostrati.

Quaderni d'infanzia
Due animali fantastici – pantera oca gallo, a sinistra – che Omar Ronda disegnava a sei anni da cui ha preso inizio il suo percorso artistico.

In quei fogli ho rivisto le figure e le forme fanciullesche immaginate con la fantasia, tracciate quando avevo all’incirca sei-otto anni”, ha detto Omar in una intervista. “Come fanno tutti i bambini a quell’età, disegnavo, coloravo, plasmavo la terra o la sabbia, mi creavo dei giochi con gli elementi e gli oggetti che trovavo intorno a me. Ricordo, ad esempio, che raccoglievo i tappi di sughero, con i quali formavo dei pupazzetti utilizzavo anche stuzzicadenti e fili di lana che diventavano capelli e barbe colorate. Ripensandoci ora potrei dire che inconsciamente avevo realizzato i miei primi omini patafisici, ai quali facevo dei grandi occhi tondi con le puntine da disegno. I bambini hanno grande immaginazione, inventiva e creatività. Quando non sono viziati dall’overdose di giocattoli o televisione, sanno riciclare gli oggetti per trasformarli e rendere concrete le loro idee. Con semplicità, in forme rudimentali – s’intende – ma così facendo, senza saperlo, nell’infanzia, ognuno di noi, almeno una volta, avrà messo in pratica la filosofia dell’Objet trouvé [oggetti di uso quotidiano usati come opere d’arte, i readymade di Duchamp e dei dadaisti, ndr]. …Mi ricordo che mi piacevano molto le matite colorate, i pastelli, con i quali ho tracciato il mio personale bestiario: m’interessava combinare tutte insieme varie figure di animali. Facevo il Pappatigre, lo Scorpiogatto, e poi li portavo a scuola per farli vedere alla mia insegnate, la maestra Argentina, che rideva e si divertiva sempre. Anche imiei compagni erano incuriositi e ogni giorno aspettavano desiderosi di vedere quale strano essere avevo inventato”.

Lo stupore spontaneo e gioioso di quando si era bambini aleggia in tutta la mostra biellese. Non per caso. Come scrive Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere: “L’arte moderna è un continuo ritorno all’infanzia. Suo motivo perenne è la scoperta delle cose, scoperta che può avvenire, nella sua forma più pura, soltanto nel ricordo dell’infanzia. E in arte si esprime bene soltanto ciò che fu assorbito ingenuamente. Non resta agli artisti che rivolgersi e ispirarsi all’epoca in cui non erano artisti, e questa è l’infanzia”.

Mariella Genova
Mariella Genova, vedova di Omar, che ha organizzato la mostra Osiris al museo Macist di Biella.

Mariella Genova, moglie di Omar, curatrice dell’esposizione, conferma: “La mostra al Macist, il museo che Omar ha realizzato con tanto entusiasmo e tanta fatica, si intitola Osiris – perché era affascinato dall’antico Egitto e utilizzò Osiris come pseudonimo per le prime opere – ed ha come sotto titolo… Era un gioco da bambino!… Era un sogno da ragazzo! Volevo sottolineare che il percorso artistico di Omar nasce proprio da quei quaderni di scuola. Partendo dalle radici dell’infanzia il sogno poi è diventato realtà, in forme diverse. Sempre però con un’interpretazione ironica della natura e con l’esplosiva gioia di vivere del colore”.

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