La signora e il “Sì, lo so”

 “Racconti di Vita Vera: quando la realtà supera la comicità”

A volte la vita ci regala momenti assurdi, piccoli disastri quotidiani o incontri talmente surreali che se li racconti ti dicono: “Ma dai, non è possibile!”. E invece sì. È successo. A me, o a chi mi stava abbastanza vicino da trascinarmi nel vortice.

Questa serie nasce così: un po’ per esorcizzare l’imprevedibilità del quotidiano, un po’ per sorridere (anche a denti stretti) delle stranezze umane. Non aspettatevi grandi insegnamenti, né morali profonde. Solo il tentativo di raccontare – con un pizzico d’ironia – quelle storie che, pur vere, sembrano uscite da una sit-com mal scritta.

E ora, iniziamo dal principio: un viaggio, il caldo, i sassi… e una signora che, con due parole, mi ha letto l’anima.

La signora e il “Sì, lo so”

Luglio 2022. Caldo torrido, zanzare che parevano droni, e io che – dopo una notte con l’aria condizionata del B&B puntata su “Artico” – mi ritrovavo con il sistema immunitario che faceva sciopero e lo stomaco più suscettibile di una diva in crisi.
Partiamo, io e una “conoscente” (termine generoso: diciamo che, al posto suo, avrei preferito la compagnia di un vecchio ventilatore), diretti verso una località famosa per… i sassi.
Sassi ovunque. Sassi per strada, sassi sui muri, sassi dentro le chiese. Se avessero potuto, ti avrebbero fatto anche il cappuccino con i sassi montati a neve.

Arrivati dopo un viaggio che sembrava una prova di resistenza da reality show, mi aggiravo con l’energia di una mozzarella in scadenza e un solo pensiero:
Cosa posso mangiare per non peggiorare questa condizione da “anziano a fine maratona”?

Seguiamo il consiglio del proprietario del B&B (uno che probabilmente cena con peperonata e digestivo allo zinco) e andiamo in questo ristorante caratteristico.
Entriamo. Luci calde, pareti in pietra (ovviamente), ci accoglie una signora dalla presenza decisa, voce forte, modi sbrigativi ma non scortesi. Il tipo di persona che ti fa capire subito chi comanda… e no, non sei tu.

Mi avvicino al bancone con voce flebile, quasi da confessione:
«Buongiorno… ecco… non mi sento proprio in forma… cerco qualcosa di leggero… magari senza sughi, senza fritti… insomma, qualcosa che non mi uccida.»

Lei mi guarda per un secondo, fa un cenno col capo come chi ha appena ricevuto un ordine segreto dal ministero della salute, e mi risponde con una calma sorprendente:
«Sì, lo so.»

Ora.
“Sì, lo so.”
Così, senza aggiungere niente. Senza chiedere il perché, senza chiedere cosa sapesse. Solo quello.
Io sono rimasto lì, perplesso, con la sensazione che:

  1. Fossi entrato in un ristorante gestito da sensitivi.
  2. La mia faccia comunicasse più di quanto pensassi.
  3. O lei avesse una lista clienti con sintomi annessi.

Fatto sta che dopo qualche minuto torna con un piatto di tacchino al forno e una bella insalata fresca, condito con il giusto equilibrio di olio e empatia.
Il tutto servito con quello stesso sguardo tranquillo da “fidati di me, ci penso io”.

E così fu.
In quel momento la signora del “Sì, lo so” è diventata la mia eroina. Altro che pozioni magiche e rimedi naturali: un po’ di tacchino e qualcuno che ti capisce al volo, e il mondo torna quasi a girare.

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