L’effetto del profumo di riserva

 “Racconti di Vita Vera: quando la realtà supera la comicità” episodio n°3

Quella sera ero stato invitato a una cena conviviale. Non conoscevo tutti i partecipanti. Arrivai che avevo da poco goduto di una doccia rinfrescante, il tipo di lavaggio fisico ma anche spirituale che solo l’acqua e il sapone possono garantire dopo una giornata di duro e faticoso lavoro. Mi sentivo rigenerato! Pronto per una tranquilla serata conviviale tra amici e qualche sconosciuta che avrei probabilmente dimenticato a breve.

Appena entrato in casa, successe l’imprevisto: lei, l’annusatrice. Una donna matura — nel senso nobile del termine, non tipo banana dimenticata nel frigo. Aveva lo sguardo deciso e il naso in allerta come un cane da tartufo. Dopo il primo saluto, si avvicinò con eleganza:

“Che profumo delizioso…” sussurrò, come se avesse appena scoperto l’elisir dell’eterna giovinezza.

Ora, sia chiaro: non era nemmeno il mio profumo di punta. No. Era il profumo di riserva. Quello che uso quando non voglio sprecare il mio preferito, il fuoriclasse delle fragranze. Questo, invece, è il profumo da “non ho tempo”, il “vabbè, tanto nessuno ci farà caso”. Eppure, lei sembrava stregata.

Mi annusò con decisione. Non con discrezione, no. Con una certa voglia di sapere, diciamo. Mi chiese, senza un briciolo di vergogna, di poterlo rifare. Una seconda volta. Poi una terza. A quel punto non ero più un invitato, ma un profumo ambulante.

Consiglio spassionato: non applicate profumo su carni stanche e sudate. Prima va fatta una pulizia accurata, un battesimo sotto il getto della doccia. È lì che si attiva la magia.

La pollastra — pardon, la signora — con tutta la sua esperienza olfattiva e forse anche sentimentale, sembrava aver trovato nel mio aroma quel certo non so che.

Io, onestamente, avevo solo cercato di fare la mia sporca figura.

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