Il dolce povero che arricchisce: la storia della Piota e della sua solidarietà

Ho raccontato più volte, durante le mie presentazioni, cosa mi abbia spinto, in quella calda estate del 2022, a intraprendere un nuovo progetto e un viaggio attraverso il nostro Bel Paese per realizzare quella che poi sarebbe diventata la mia terza pubblicazione: “Storie Artigiane”. L’idea era quella di raccontare, attraverso una piccola selezione di mestieri legati alla tradizione del nostro territorio, l’artigianato.

La delusione, all’epoca, era cocente: avrei dovuto trascorrere l’estate in giro per l’Italia a presentare “Mani”, la mia prima pubblicazione esclusivamente fotografica. Ma la vita, si sa, a volte si diverte a farci scherzi inaspettati. In quel momento soffrii un po’, ma col passare dei giorni capii che forse era meglio così. E poi io, da inguaribile ottimista che cerca di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno anche quando è quasi vuoto, non mi scoraggiai. E così avvenne. Certo, ci sono voluti tempo e denaro per comprenderlo, ma meglio tardi che mai.

Dopo questo lungo preambolo, voglio raccontarvi cosa mi porto nel cuore di quell’estate indimenticabile: i racconti dei diciassette artigiani che, con fiducia, hanno aperto le loro botteghe e dedicato parte del loro prezioso tempo per condividere con me la particolarità della loro arte. Storie affascinanti, radicate nel passato, proprio come quella dell’Orvietano, che tra un aneddoto e l’altro si spinse addirittura a parlare di Re Sole. E poi quella dei timbri del pane di Matera, legata all’artigiano Massimo Casiello. Insomma, vi invito a leggere il libro: vi assicuro che è davvero interessante.

E con questo, dove voglio arrivare? Dal 22 settembre 2025 ho preso servizio all’Istituto Lombardini di Inveruno come assistente tecnico informatico. Sì, avete letto bene, non sto esagerando, assistente tecnico informatico. Il 14 novembre è San Martino e, con mio stupore, il lunedì successivo — il 17 novembre — in paese era festa patronale. Da oltre vent’anni ero abituato alla festa di Sant’Ambrogio, il 7 dicembre, ma quest’anno è andata così. Il giorno seguente una mia collega, molto “autoctona”, ha portato a scuola il dolce tipico di Inveruno. E voi penserete: cosa ci sarà mai di speciale? E invece, dietro questo dolce c’è una storia bellissima che voglio raccontarvi, prendendo spunto da ciò che si legge sul sito web.

È un dolce povero, semplice, dalla tradizione antica, prodotto da un forno che, nel proprio logo, riporta “fornai dal 1890”. Non è una trovata pubblicitaria: la dinastia dei fornai artigiani Garavaglia è davvero presente sul territorio da generazioni.

Come spiegano nel loro sito web:

Le origini della Piòta:
I nostri nonni, per la maggioranza contadini, alla fine dei lavori nei campi celebravano la giornata del ringraziamento durante la Festa di San Martino, patrono di Inveruno e sede di una importante fiera agricola conosciuta e frequentata da tutta la zona limitrofa.
Le nostre nonne, durante tutto l’anno, si recavano al forno per cuocere la pasta del pane già pronta e raccolta in un piccolo contenitore chiamato “marneta”. Al forno, la pasta veniva velocemente lavorata per formare grossi pani che venivano marchiati con simboli personali, per poterli riconoscere dopo la cottura.
La pasta del pane che restava attaccata al piano di lavoro veniva raccolta a parte e, poiché era già un po’ secca, la si inumidiva e si aggiungeva quello che la stagione offriva: fichi secchi, mele (solo a settembre uva americana e pere) e un po’ di grasso d’oca per renderla più gustosa.
Si festeggiava così il Patrono San Martino e la fine della stagione agricola.

Così è nata la Piota, un “dolce povero” fatto con i pochi ingredienti disponibili, il cui nome deriva dal dialetto lombardo, dove il verbo piutaa indica un alimento non lievitato.

Da tempo, però, la Piota è diventata qualcosa di più: un simbolo di solidarietà. Con il loro lavoro, e grazie all’aiuto di molte persone, i produttori partecipano a un progetto promosso dall’Associazione IN OPERA di Inveruno. Da oltre trent’anni questa realtà sostiene iniziative benefiche in collaborazione con A.V.S.I., un’organizzazione internazionale non governativa che porta aiuto, educazione e speranza a famiglie e bambini in difficoltà in varie parti del mondo.

Ogni Piota di Solidarietà contribuisce a sostenere queste cause. È un piccolo gesto, ma insieme possiamo trasformare un dolce della tradizione in un aiuto concreto per chi ne ha bisogno. Per loro è un onore unire il gusto tramandato di padre in figlio con la forza del dono.

Dietro ogni Piota c’è una storia di lavoro, passione e comunità — e sapere che, grazie a tutti noi, questa storia continua a portare del bene nel mondo è la soddisfazione più grande.


Con questa nuova storia che ho scoperto, desidero trasmettervi la passione che mi spinge a cercare racconti semplici e autentici, legati alla tradizione del nostro Paese: storie che, oltre a custodire la memoria, ci aiutano a ricordare davvero da dove veniamo.

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