Giorno 4298
L’amore incondizionato è scegliere, ogni giorno, di mettere qualcun altro al centro prima di sé. È donare tempo, energia, attenzioni e sogni, senza alcuna garanzia. Senza la certezza che tutto quell’amore verrà compreso, accolto o ricambiato.
dedicato a tutte quelle anime buone che hanno sofferto per amore…
“Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente esistenti o accaduti è puramente casuale.”
3 Settembre 2024
Quella mattina, l’aria era particolarmente frizzante, come se sapesse che qualcosa di importante stava per accadere. Era il giorno 4298, come amava segnare Alessandro sul suo diario, con quella strana abitudine di sommare numeri apparentemente scollegati – trentasei + quattromilaquindici + duecentoquarantasette – come se volesse trovare un senso anche nei dettagli più insignificanti.
All’inizio della giornata, Alessandro aveva un compito preciso: accompagnare Aurora al convitto dalle suore, dove lei aveva vissuto per quasi un anno intero. Si trattava di raccogliere tutte le sue cose, caricarle in macchina e affrontare un piccolo trasloco che, almeno in apparenza, sembrava solo un gesto pratico.
Arrivò da lei presto. Il paese era ancora mezzo addormentato quando parcheggiò sotto casa di Aurora. Lei lo aspettava già pronta, quella per lei era una tappa tanto attesa, ma anche temuta. Si misero in marcia verso il convitto, senza troppe parole. Quel silenzio, però, non era vuoto: tra loro aleggiava qualcosa. Una specie di presenza invisibile, un “non detto” che diceva tutto e niente allo stesso tempo. Un presagio?
Arrivati a destinazione, una cittadina molto graziosa situata in un’altra provincia non troppo lontana dal proprio paese, distante meno di 40 chilometri e raggiungibile, in una giornata normale senza traffico, in meno di mezz’ora. Tuttavia, quella strada è spesso molto trafficata, perché si tratta di una zona vivace e operosa. Non appena imboccato l’ingresso della cittadina, giunsero al convitto; appena entrati, parcheggiarono l’auto ed entrarono dall’ingresso principale, dove si trovava la portineria. I due si fermarono a scambiare qualche chiacchiera con la madre superiora, che si trovava proprio lì. La suora era dispiaciuta per la scelta di Aurora di andarsene. Quel luogo era un crocevia di passaggio: offrivano ospitalità a buon prezzo e, di conseguenza, molte persone vi transitavano. Dopo pochi convenevoli, salirono al piano di sopra, nella stanza di Aurora, e iniziarono a raccogliere oggetti, vestiti, ricordi e tanto altro. Le borse venivano riempite alla buona, senza troppa organizzazione — com’è normale quando il tempo stringe e si desidera solo che tutto finisca il prima possibile. Terminato quella sorta di trasloco, iniziarono a caricare la macchina con tutte le borse. Riuscirono a farci stare tutto in un solo viaggio. Prima di partire, però, tornarono in portineria per un ultimo saluto e per consegnare le chiavi. Fu lì che accadde qualcosa di imprevisto. Un gesto semplice, eppure carico di significato: Alessandro si voltò verso la superiora e, con voce sincera, quasi istintiva, le disse:
«Preghi per noi. Per me. Per lei. Per noi, come coppia.»
La suora lo guardò negli occhi, e per un attimo sembrò vedere in fondo alla sua anima. Annuì in silenzio. Era un momento particolare per lui. Aveva sempre avuto il dono della fede, ma negli ultimi anni quella luce si era affievolita, come una candela lasciata a bruciare senza più attenzione. Eppure, quel giorno, sentì il bisogno di dire quelle parole. Forse era solo una formalità. O forse no.
Non era la prima volta, quell’estate, che qualcosa di inspiegabile bussava al suo cuore.
Circa un mese prima, durante quella che si sarebbe poi rivelata l’ultima vacanza con Aurora, avevano appena terminato la visita a un borgo incantevole. Era diventata un’abitudine degli ultimi anni trascorrere le vacanze estive facendo tour alla scoperta di borghi e luoghi suggestivi. Quell’anno avevano deciso di fare tappa nel centro Italia, in Abruzzo — una di quelle regioni spesso inspiegabilmente snobbate, ma capaci di offrire meraviglie per tutti i gusti. Terminata la visita a Santo Stefano di Sessanio, erano risaliti in macchina e stavano tornando verso Bominaco, il paesino dove si trovava il B&B che li ospitava. L’avevano scelto proprio perché si trovava nei pressi di una chiesetta particolare, più precisamente: l’Oratorio di San Pellegrino, soprannominato la Cappella Sistina d’Abruzzo, che Alessandro desiderava visitare da tempo. All’improvviso, spinto da un impulso mentre era alla guida, notò una piazzola di sosta in mezzo al nulla e parcheggiò l’auto lì, sul ciglio della strada. Davanti a loro si apriva un panorama mozzafiato: le montagne si stagliavano contro un cielo azzurro, punteggiato di nuvole che sembravano dipinte, il tutto illuminato da una luce meravigliosa. Fu lì che Alessandro scese dall’auto. Si fermò, immobile, a contemplare il paesaggio. All’improvviso sentì come una voce, o forse un pensiero, risuonare nella sua mente: “Non accontentarti!”
E continuava:
“Se non ti fossi fermato, non avresti mai visto questa meraviglia. A volte basta rallentare, fermarsi, essere testardi… e la bellezza si rivela. Non accontentarti, nemmeno di come sta andando la tua vita!”
Ma fu una cosa strana: di solito Aurora, in situazioni del genere, scendeva anche lei e, con il suo smartphone, non perdeva occasione di scattare qualche fotografia. In quel momento, però, decise — come non aveva mai fatto prima — di restare in macchina ad aspettare. Così Alessandro, con gli occhi colmi di meraviglia ma al tempo stesso turbato per quanto era accaduto, fece ritorno in auto e riprese a guidare.
Quel pensiero tornava e ritornava nei giorni successivi, come un eco misterioso. Lo svegliava la notte, riaffiorava nei momenti più impensati. Era come un messaggio. Uno di quei segnali che la vita ti manda, ma che capisci solo dopo, troppo tardi.
E così, tre giorni dopo il trasloco, Alessandro avrebbe scoperto cosa significava davvero quel pensiero. Ma in quel momento, mentre chiudeva il bagagliaio dell’auto e salutava le suore, non poteva immaginare cosa stesse per succedere.
Tornarono a casa, stanchi ma soddisfatti. Lui, come da sua abitudine, preparò il pranzo: aveva da sempre una passione per la cucina e deliziava Aurora con i suoi piatti gustosi. Quella sembrava una di quelle giornate normali, scandita dai piccoli riti quotidiani. Nel pomeriggio, Alessandro, dopo aver lasciato Aurora a casa sua, fece ritorno nel proprio appartamento: doveva sistemare gli strumenti necessari per immergersi nel suo ambizioso progetto personale, qualcosa a cui lavorava da mesi e che gli stava particolarmente a cuore. Tutto sembrava al suo posto.
Eppure, sotto la superficie, qualcosa stava cambiando. Qualcosa stava per rompersi.
E quella semplice richiesta di preghiera – detta quasi per caso – avrebbe rivelato, molto presto, il suo vero significato.
La canzone che ti suggerisco di ascoltare è:
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