Le cose come stanno
“Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente esistenti o accaduti è puramente casuale.”
Primavera 2022
Aurora non era mai stata una mattiniera. Dopo anni passati a dover alzarsi presto per affrontare aule piene di voci e di caos, aveva imparato a concedersi qualche ora in più di sonno quando poteva.
E quei momenti, tra lenzuola e sogni a intermittenza, erano per lei un rifugio prezioso.
Quel periodo di quiete, dopo la tempesta, la trovava spesso a riassaporare quella lentezza. I mesi duri del lockdown, quando aveva provato a lavorare da casa — come tutti — erano ormai lontani.
La sua routine, in gran parte, era tornata alla normalità: mattine di preparazione, qualche ora davanti a una lavagna o a un monitor, interruzioni, corse a recuperare documenti o materiali, chiacchiere con colleghi nei corridoi — o almeno tutto ciò che le si poteva immaginare dietro alle finestre di una scuola.
La sua giornata cominciava con calma, ma non troppo tardi. Amava sorseggiare lentamente il caffè mentre apriva le persiane per far entrare la luce, e poi prepararsi con quella concentrazione silenziosa che solo chi sa di dover reggere un’intera mattinata riesce ad avere.
Le lunghe ore trascorse a fronteggiare ragazzi, a gestire domande e distrazioni, le lasciavano la sera un senso di stanchezza dolce, quella che ti fa abbandonare il divano non senza rimpianti. Eppure, nonostante tutto, Aurora amava quel suo lavoro. Anche quando era faticoso, anche quando l’impegno si mescolava a dubbi e insicurezze.
Alessandro e lei avevano trovato un loro ritmo. Anche se Aurora aveva un modo tutto suo di vivere la relazione, rimaneva sempre una ragazza sensibile e dai modi gentili. Quante notti aveva trascorso con le lacrime agli occhi prima di addormentarsi, a causa dell’eccessiva spigolosità del carattere di Alessandro. Erano una coppia che viveva la propria relazione senza mai annoiarsi, diciamo così…
Le lunghe giornate in cui lui si dedicava a qualche progetto o si perdeva a pensare al futuro, lei le affrontava con una certa solidità, che faceva sembrare tutto normale, anche quando dentro di sé non lo era affatto.
La grande crisi di qualche anno prima, il lockdown, i silenzi e le distanze sembravano ormai quasi un ricordo lontano. Nessuno ne parlava più. Era come se fosse un capitolo chiuso, da non riaprire.
A volte Aurora si chiedeva se Alessandro avesse davvero superato quel momento o se dentro di lui ancora covasse qualche risentimento nascosto. Ma ogni volta che lo guardava negli occhi, trovava un punto di calma. E si convinceva che forse, alla fine, quella era la loro normalità. Quel pomeriggio si era concessa una pausa più lunga del solito. Dopo una mattina intensa, si era lasciata cullare da un sonnellino sul divano, come spesso le accadeva. Dormire era il suo modo di mettere ordine, di ricaricare un po’ le batterie. Si svegliò con il telefono che lampeggiava: un messaggio di Alessandro.
“Domani passo a portarti quel libro che volevi. E magari un gelato?”
Lei sorrise, stropicciandosi gli occhi. Quelle piccole attenzioni erano ciò che teneva insieme quella storia, fragile ma vera. Le cose, pensò mentre si alzava e guardava fuori dalla finestra, sembravano procedere come sempre. Non perfette. Non senza ombre. Ma reali.
E in fondo, per ora, bastava.
La canzone che ti suggerisco di ascoltare per questo capitolo è:
Lascia un commento