Passi lenti nel cuore
“Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente esistenti o accaduti è puramente casuale.”
Giorno 4500
Il numero era inciso nella mente di Alessandro come una cicatrice che, pur non sanguinando più, continuava a far male nei giorni di pioggia. Quattromilacinquecento giorni. Più di dodici anni. Un terzo della sua vita era stato condiviso con Aurora. Non era solo il conto del tempo, era il peso specifico di ogni gesto, di ogni risata, di ogni silenzio.
Eppure, quella mattina, quando si era svegliato, Alessandro si era sentito diverso. Non guarito — quella parola gli sembrava ancora troppo grande — ma in cammino. E camminare, dopo tanto restare immobili, era già un miracolo.
Con Aurora era finita davvero. Senza più dubbi, senza tentennamenti. Una chiusura netta, chirurgica, come aveva sempre pensato fosse giusto fare. Non perché le cose belle vadano dimenticate, ma perché certi strappi non si ricuciono, nemmeno con tutta la buona volontà del mondo. E Alessandro, di buona volontà, ne aveva avuta fin troppa. Aveva scelto di restituire ogni oggetto, ogni foto, ogni ricordo materiale che ancora custodiva. Non con rabbia. Con lucidità. Aveva bisogno di uno spazio nuovo, non solo nelle stanze della sua casa, ma soprattutto dentro di sé.
Aurora non aveva capito. O forse sì, ma non condivideva. Era rimasta ferma su un punto: «Come puoi voler cancellare tutto?». Ma Alessandro non voleva cancellare. Voleva solo liberare. Le ferite, se non si lasciano respirare, non guariscono mai.
Quella domenica, il giorno 4500, non era cominciata con nulla di speciale. Un caffè, una doccia lenta, la radio accesa su un vecchio brano. E poi il cinema. Il suo rifugio preferito. Un thriller, come ai vecchi tempi, ma senza Aurora che si addormentava a metà. Stavolta da solo. O, almeno, così pensava.
L’incontro con Luna fu un piccolo cortocircuito del destino. La sua presenza aveva qualcosa di inconsapevolmente magnetico. Non era solo la bellezza — evidente, disarmante — ma quella naturalezza con cui sembrava abitare il mondo. Occhi verdi che sapevano vedere, non solo guardare. Un profumo che sapeva di pesca e di settembre. E quella capacità, rara, di ridere con gli occhi.
Quando la vide di nuovo, già seduta accanto al suo posto in sala, Alessandro per la prima volta dopo mesi sentì un brivido che non nasceva dalla nostalgia, ma da una sottile, incerta emozione. Curiosità. Aveva dimenticato quanto potesse essere potente sentirsi incuriositi da qualcuno. E quella sensazione gli fece bene. Parlottarono a bassa voce durante il film, sfidandosi sul finale, come un gioco innocente che però, pian piano, scioglieva le resistenze.
Fu solo alla fine della serata, davanti a due tazze di tè bollente e un piatto condiviso senza pretese, che accadde davvero qualcosa. Non un colpo di fulmine, non un bacio rubato. Ma uno scambio di fragilità. Alessandro parlò di sé, senza eccessi, con il garbo di chi non vuole impressionare. E Luna, improvvisamente fragile, gli confidò il suo dolore. La morte del suo amore. Due anni prima. Un incidente. Una ferita ancora aperta.
Le lacrime di lei furono come uno specchio per Alessandro. In quegli occhi lucidi c’era il riflesso della sua stessa solitudine, della stessa fatica di ricominciare. Ma c’era anche qualcosa di più: una possibilità.
Non si promisero niente. Nessun numero di telefono, nessun appuntamento deciso. Solo la promessa silenziosa che, se il destino avesse voluto, si sarebbero rivisti. Fu Alessandro a volerlo così. Perché, per una volta, voleva che fosse la vita a scrivere la pagina successiva, non la sua impazienza.
Camminando verso casa, il cuore era pieno. Non colmo d’amore, ancora no. Ma finalmente non vuoto. Gli tornavano in mente le parole ascoltate tante volte, e ora comprese davvero: «Non affannatevi… Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno…»
Forse la lezione era proprio quella. Non cercare affannosamente risposte dove non ci sono, non rincorrere il senso delle cose con l’ansia di chi ha paura del vuoto. Ma fidarsi. Camminare piano. Mettere un passo dopo l’altro anche se tremano le gambe.
Passi lenti nel cuore, sì. Ma passi veri. Verso qualcosa. O qualcuno. Senza fretta. Senza paura.
E in fondo, pensò Alessandro mentre spegneva la luce quella sera, se anche non avesse mai più rivisto Luna, quella domenica aveva già compiuto il suo miracolo: gli aveva restituito la possibilità di sentire di nuovo. E questo, in una vita ricominciata da capo, valeva più di ogni certezza.
La canzone che ti suggerisco di ascoltare per questo capitolo è:
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