Storie Artigiane Episodio 4

Viaggio on the road in Italia: Orvieto tra tradizioni, musica e sogni d’estate.

Lunedì 18 luglio finalmente l’attesa era finita. Di buon mattino la macchina era carica e pronta per la lunga partenza: avremmo tagliato in due l’Italia, spingendoci fino in Basilicata. In mezzo, una breve sosta di una settimana al mare, per poi riprendere il viaggio e risalire. Purtroppo, però, quell’anno il Covid era ancora presente e ci riservò una brutta sorpresa, che vi racconterò nei prossimi episodi.

Ma torniamo all’inizio del viaggio. Come al solito, partenza all’alba per goderci le ultime ore di fresco, o meglio, di caldo moderato. Imboccata l’autostrada in direzione Bologna, la radio accesa ci faceva compagnia, sintonizzata sulla mia stazione preferita. Ricordo bene i due tormentoni musicali che ci accompagnarono per tutta quella meravigliosa estate: tra i miei preferiti c’erano “Shakernado” di Rhove e “La dolce vita” di Fedez, Tananai e Mara Sattei.

Durante la prima sosta in autogrill, all’altezza di Bologna, alle nove del mattino arrivò una mail che per un attimo mi fece perdere la concentrazione sul viaggio. Era il mio vecchio editore, Calibano, che mi inviava la bozza dell’impaginato della prima edizione di Vite Spezzate. Mi pare superfluo dirvi quanto ci tenessi. Tuttavia dovevo riprendere a guidare e restare concentrato. Finita la breve sosta – non ho mai amato fermarmi troppo a lungo negli autogrill – tornai al volante. Avevo la testa piena di idee per realizzare al meglio questo nuovo progetto e, allo stesso tempo, non vedevo l’ora di leggere l’impaginato dell’altra pubblicazione.

Finalmente arrivammo a Orvieto. Alloggiavamo presso Casa Vera, un B&B vicino al centro storico. Scaricate le valigie e sistemata la macchina, dopo una doccia rigenerante la prima cosa che feci fu rileggere con attenzione la mail e iniziare a sfogliare l’impaginato ricevuto qualche ora prima.

Era anche un periodo particolarmente caldo per la mia fede calcistica. Sembrava ormai certo che uno dei miei calciatori preferiti, Paulo Dybala, dovesse vestire il nerazzurro di Milano. Ma in quelle ore frenetiche le notizie rimbalzavano dalla capitale: l’affare, che pareva blindato e in via di chiusura in quella sessione di calciomercato, stava sfumando. Dybala si avvicinava pericolosamente alla Roma. Avrei dovuto mangiare, rilassarmi e concentrarmi, ma avevo un occhio sull’impaginato e un orecchio sempre teso alle notizie sportive.

Recuperate le forze e la giusta attenzione, mangiai un panino buonissimo con prodotti tipici in un negozietto molto carino, in una traversa della via principale del centro storico. Ci servì una ragazza gentilissima, Martina. Nei due giorni successivi tornai più volte, perché non potevo perdermi né le loro prelibatezze né la sua gentilezza.

Iniziammo poi a visitare i luoghi più caratteristici della città: il Pozzo di San Patrizio, il Duomo, e provammo anche il giro panoramico su un mezzo elettrico che il Comune aveva appena introdotto. Il giorno seguente avevamo appuntamento con il signor Bernardini, che ci portò in un posto fantastico: la sua spezieria, dove produceva l’Orvietano.

L’Orvietan è un amaro erboristico ottenuto dalla macerazione in soluzione idroalcolica di oltre venticinque erbe officinali, pressate a mano con piccoli torchi e poi filtrate a telo. Il nome identifica sia il venditore sia il luogo di origine. Il primo a farsi chiamare “L’Orvietano” fu Girolamo Ferranti, che il 9 giugno 1603 ottenne dal Comune di Orvieto la licenza di vendita sulla pubblica piazza. La fama dell’Orvietan raggiunse tutte le principali piazze d’Europa, conquistando popolo e nobiltà. Fu talmente diffuso che, fino alla fine dell’Ottocento, nei vocabolari europei la parola “Orvietano” veniva identificata come “famoso antidoto inventato a Orvieto”.

Attraverso i suoi minuziosi racconti, il signor Bernardini ci fece fare un tuffo indietro nel tempo, immergendoci in un’atmosfera magica che solo la sua spezieria era capace di regalare. Conclusa l’intervista, continuammo la visita dei luoghi caratteristici della città.

Il giorno successivo, ultimo del nostro soggiorno, nel pomeriggio avevamo appuntamento con la signora Lovisa, che doveva raccontarci tutti i segreti del merletto di Orvieto. La sua è una lavorazione artistica e artigianale che comprende bomboniere, centri e altre produzioni tipiche della tradizione locale. La signora Lovisa vive e lavora a Orvieto e da sempre è interessata alle attività manuali e alla sperimentazione di diverse tecniche artistiche.

Il suo obiettivo è quello di rivalorizzare, recuperare e mantenere viva l’arte del merletto orvietano. Consapevole che il merletto rappresenti un autentico patrimonio culturale della tradizione locale, si impegna nella sua promozione, affiancandola alla valorizzazione della città di Orvieto e delle sue produzioni tipiche.

Anche queste due storie sembravano ormai al sicuro, ma quella notte rischiai di compromettere l’intero viaggio. Decisi infatti di non spegnere il condizionatore in camera e, il mattino seguente, la situazione si rivelò disastrosa: dovevamo effettuare il check-out e ripartire per la Basilicata, diretti a Matera, affrontando un percorso lungo e impegnativo. Fortunatamente riuscii a raggiungere una farmacia vicino alla struttura e a procurarmi dei medicinali che mi permisero non solo di viaggiare, ma anche di mettermi alla guida.

Vi ho raccontato questa piccola disavventura perché nel prossimo episodio vi svelerò un aneddoto molto simpatico legato a questa vicenda. Ovviamente guidai a stomaco vuoto: ero terrorizzato.

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