Viaggio a Matera: dai Sassi alle botteghe artigiane, tra caldo, tradizioni e meraviglia
Come vi anticipavo nel precedente episodio, l’ultima notte ad Orvieto commisi la leggerezza di non spegnere il condizionatore. Il mattino seguente stavo malissimo; mi salvò la farmacia a due passi dal B&B, grazie alla quale riuscimmo comunque a fare il check-out e a rimetterci in viaggio, direzione Matera.
Era giovedì 21 luglio e il caldo era talmente intenso da spaccare le pietre. Io, però, avevo il terrore sia di mangiare sia di accendere il condizionatore in macchina. Sembrava un vero e proprio viaggio della speranza, negli ultimi cento chilometri iniziai ad avere quasi delle allucinazioni: un po’ come nelle scene dei film in cui il povero disgraziato vaga nel deserto e crede di scorgere in lontananza un’oasi dove rifocillarsi. Chilometri su chilometri, ma di Matera nemmeno l’ombra. Quando, a un certo punto, stremato dalla fatica, vidi finalmente il cartello “Benvenuti a Matera”, fu un sollievo immenso.
Avevamo appuntamento con il gentilissimo titolare della struttura in cui avremmo alloggiato, il B&B all’Annunziata Vecchia. Lasciammo l’auto in un ampio parcheggio sotto i pini e lì rimase per tutti e due i giorni del nostro soggiorno. Vi anticipo solo che, quando andai a recuperarla per ripartire, il cofano era pieno di resina. Ma torniamo all’arrivo.
Il proprietario del B&B ci accompagnò in giro con la sua auto per offrirci una prima, veloce panoramica della città e indicarci alcuni dei luoghi più caratteristici dove mangiare. In uno di questi andammo a cena quella stessa sera, ed è lì che avvenne il siparietto comico che vi avevo anticipato nel precedente episodio. Arrivai al ristorante con una faccia bianca, quasi cadaverica, e la prima cosa che chiesi alla signora fu una pietanza leggera. Non mi lasciò nemmeno il tempo di finire la frase: prima ancora che io dicessi “non sto bene”, lei rispose semplicemente: «Sì, lo so». Rimasi interdetto e pensai: ma è una specie di veggente con poteri magici, capace di leggerti nella mente? In ogni caso fui accontentato: mangiai del petto di tacchino al limone con scaglie di grana.
La serata fu molto piacevole e suggestiva. Alloggiavamo nel punto più alto dei Sassi e l’atmosfera era davvero unica. Il mattino seguente mi svegliai di soprassalto alle sette in punto, convinto che fosse in corso il mio funerale. Per fortuna non era così, ma dalla cattedrale accanto stavano recitando il rosario e sembrava di averli letteralmente in camera. Ci alzammo e, dopo una ricca colazione, eravamo pronti per incontrare Massimo Casiello.
La sua è una lunga storia di passione e attenzione per il legno, che lo ha portato a dedicarsi alla tornitura. Quello che inizialmente era un semplice interesse si è trasformato nel tempo in una vera e propria vocazione che, unita al desiderio di tornare a vivere nella sua città d’origine, Matera, lo ha spinto a dedicarsi alla lavorazione artistica del legno nella splendida e magica cornice dei Sassi. Nella sua bottega ci ha raccontato della lavorazione dei caratteristici timbri del pane, nati dalla tradizione povera del secolo scorso per contrassegnare il pane che ogni famiglia portava a cuocere nei forni comuni. Un vero tuffo nel passato e nelle tradizioni di un popolo che ha conosciuto una povertà dura, e che oggi vede quegli stessi luoghi trasformati in una meta turistica ricercatissima e costosissima.
Nel primo pomeriggio avevamo un altro appuntamento, in Piazza del Sedile, ai piedi della Cattedrale di Matera. Nella sua bottega ci attendeva Marco Brunetti, artigiano che realizza un oggetto molto particolare e simbolico: il cuccù, il fischietto bitonale a forma di galletto. Brunetti segue l’intero processo di lavorazione: accanto alla forma tradizionale, priva di abbellimenti e dipinta con colori primari sgargianti, propone versioni più elaborate e altre ancora in cui i materiali restano grezzi e non colorati.
Con l’aggiunta di queste altre due storie al nostro viaggio, finalmente potevamo dedicarci alla visita della città, semplicemente mozzafiato. Nel tardo pomeriggio del giorno seguente, sabato 23, avevamo prenotato un tour: una visita guidata nel cuore del Parco della Murgia Materana, a pochi passi dai Sassi. Un’avventura a piedi tra canyon spettacolari, grotte preistoriche, chiese rupestri e paesaggi mozzafiato, durante la quale una guida esperta del territorio ci spiegò la conformazione dell’area e, verso il tramonto, ci condusse in uno dei luoghi scelti per la crocifissione nel film La Passione di Cristo di Mel Gibson, il Golgota. Da lì si godeva di un punto di osservazione incredibile sulla città che, al calar del sole, regalava uno spettacolo davvero indimenticabile.
Terminata la visita guidata, avevamo prenotato un tavolo in un piccolo ristorante, Pane e Pomodoro, per gustare le specialità locali. Ah, dimenticavo: ci consigliarono di assaggiare la famosissima “tetta della monaca”, un dolce tipico che infatti assaporammo durante una delle nostre passeggiate tra i Sassi, nella gelateria-pasticceria Schiuma.
Un’altra cosa molto caratteristica avveniva la sera: lungo il muretto in cima, prima dell’ingresso al B&B, un artista di strada suonava la chitarra fino a mezzanotte, rendendo l’atmosfera ancora più suggestiva e romantica.
Ma, come tutte le cose belle, anche questa tappa volgeva al termine. Il giorno seguente saremmo ripartiti: avevamo prenotato una settimana di relax presso un villaggio turistico tra Peschici e Vieste, Grotta dell’Acqua. Un soggiorno all’insegna di tanto mare.
Per il proseguimento del viaggio, però, vi do appuntamento al prossimo episodio.
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