Storie Artigiane Episodio 9

Viaggio a Venezia alla scoperta degli artigiani tra remi, maschere e tradizione

Anche agosto era ormai finito e con lui si chiudeva la prima parte del viaggio. Era tempo di rientrare, di riprendere la vita di tutti i giorni. Avrei voluto continuare a girare l’Italia, prolungare questa avventura–viaggio alla ricerca degli artigiani che custodiscono le tradizioni del nostro territorio, ma non era possibile andare oltre in quel modo. Le storie che restavano le ho allora recuperate diversamente: viaggi brevi, in giornata, incontri rapidi con gli artigiani, quasi mordi e fuggi, ma non per questo meno intensi.

Così, venerdì 23 settembre, nella tappa di Venezia, avevo appuntamento con due artigiani: uno al mattino e uno nel primo pomeriggio. Avrei voluto inserire anche uno degli squeri più caratteristici della città, precisamente lo Squero di San Trovaso. Questo sorge lungo il rio omonimo e risale a prima del Seicento; è uno dei pochissimi squeri ancora in funzione a Venezia. L’edificio che lo ospita ha una forma insolita per l’architettura veneziana, simile a quella delle case di montagna. Ciò è dovuto a due motivi: da un lato, sia i carpentieri sia il legname provenivano dal Cadore; dall’altro, l’inclinazione del piazzale antistante e la tettoia che lo copre parzialmente risultavano particolarmente utili in caso di pioggia, oltre a fungere da deposito per gli strumenti di lavoro.

Figura caratteristica dello squero è lo squerarolo, l’artigiano veneziano e maestro d’ascia specializzato nella costruzione e riparazione di imbarcazioni tradizionali in legno, come le gondole. Ancora oggi lavora a mano, come un tempo, realizzando ogni barca su misura in base a quelle che sono le richieste. Le gondole sono veri e propri gioielli di artigianato: vengono tuttora costruite interamente a mano dai pochi maestri artigiani rimasti. Purtroppo, però, non riuscii a incastrare questa visita con gli altri incontri della giornata.

Quel venerdì mattina, come al solito, la sveglia suonò molto presto: dovevo essere alla stazione centrale di Milano per prendere il Frecciarossa che mi avrebbe portato a Venezia Santa Lucia. Non era la prima volta che sceglievo di andare a Venezia in giornata; mi era già capitato negli anni, ad esempio per il meraviglioso carnevale. Una volta arrivato, come sempre, uscire dalla stazione e rimanere incantati dalla vista è qualcosa di straordinario. Voltai a sinistra, in direzione opposta al magnifico ponte di Calatrava, e mi incamminai verso Cannaregio, dove avrei trovato la bottega del remèr.

Ma secondo voi poteva filare tutto liscio? Ovviamente no, non poteva mancare la solita disavventura. Avevo bisogno di un buon caffè dopo la levataccia e, superato il Ponte delle Guglie, stavo percorrendo Rio Terà San Leonardo quando mi fermai in un bar. Inizio a sorseggiare il caffè quando un cliente apre la porta e, inavvertitamente, entra un piccione. Scoppia il finimondo: la povera bestia, nel tentativo di uscire, sbatte ovunque e a momenti mi finisce in faccia. Insomma, neanche un caffè in santa pace. Appena la situazione si ristabilisce, pago e me ne vado.

Trovare la bottega con Maps non fu semplicissimo, ma dopo diversi tentativi arrivai finalmente a destinazione. Devo riconoscere che la bottega di un remèr è unica nel suo genere: fermarsi a osservare il remèr al lavoro è un’esperienza piacevole e profondamente caratteristica, ci si immerge in un mondo antico in cui arte e artigianato si incontrano e si fondono. È il luogo ideale per comprendere Venezia, ciò che è sempre stata, e per apprezzare l’importanza e la qualità del lavoro degli artigiani.

Nella bottega del Forcolaio Matto ho potuto osservare tutti gli attrezzi necessari alla costruzione di remi e forcole, alcuni dei quali antichissimi e, come mi raccontava Piero Dri, tramandati da generazioni. Le ampie vetrate, inoltre, permettono di godere della luce necessaria alla lavorazione, creando un’atmosfera particolare e suggestiva.

Piero è un ragazzo eccezionale, e me ne accorsi subito quando iniziò a raccontarmi alcuni aneddoti legati alla sua bottega, che vive anche come un luogo di scambio di idee e di confronto su temi tecnici e sportivi legati alla voga alla veneta: uno spaccato autentico e significativo della vita veneziana.

Il tempo trascorso nella sua bottega volò, ed era già il momento di salutarlo. Avevo un po’ di tempo libero a disposizione e ne approfittai per raggiungere la Rosticceria Gislon, dove mangiare qualcosa al volo, e poi lasciarmi incantare, con gli occhi e con il cuore, dalla bellezza di Rialto. La bellezza di questa città sta nello scoprire sempre angoli nuovi o calli caratteristiche; così, visto l’approssimarsi dell’appuntamento del primo pomeriggio, continuai a camminare in direzione di Piazza San Marco, dove più o meno nei pressi avrei incontrato Maria Rita e Grazia di Magie di Carnevale.

Maria Rita, chiamata affettuosamente “GrandMa” dai clienti più affezionati e madre di Grazia, è un’artigiana di lunga esperienza. Inizialmente creava oggetti di bigiotteria artistica in vetro a lume. La tradizione artigiana scorre nelle vene di questa famiglia da generazioni: il nonno era artigiano del marmo e i genitori producevano bomboniere cerimoniali e bigiotteria.

Con la rinascita del Carnevale, nei primi anni ’80, Maria Rita si è avventurata nella produzione di bambole in porcellana, maschere in cartapesta e riproduzioni di costumi d’epoca, aprendo un piccolo negozio-laboratorio tutto suo, dove con pazienza e fantasia hanno preso forma le prime creazioni.

Grazia ha proseguito sulle orme di famiglia e, insieme, producono un vasto assortimento di maschere in cartapesta e ceramica, affiancando allo stile tradizionale nuove decorazioni, per garantire ai clienti novità e unicità.

Anche in questo luogo ho potuto scoprire e toccare con mano la tradizione artigiana di un’altra parte preziosa del nostro meraviglioso territorio. Al tempo stesso, altre due storie erano al sicuro e, purtroppo, nel tardo pomeriggio, dopo essermi perso volutamente tra calli e rii di una città incantevole, capace di stupire ogni volta per la sua bellezza, ho preso il Frecciarossa che mi ha riportato a Milano.

Mancavano ancora gli ultimi tre artigiani, e la prossima tappa avvenne quasi per caso, grazie al prezioso consiglio di una cara amica, Caterina, che durante la visita a una mia mostra fotografica mi aveva suggerito questo artigiano, di cui vi racconterò nel prossimo episodio.

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