Il marmo del Duomo di Milano: la storia dell’artigiano Lino Rossini di Candoglia.
Il terzultimo artigiano che ho incontrato in questo meraviglioso viaggio è stato il signor Lino Rossini, a Candoglia. Come accennavo in conclusione dell’episodio precedente, questo incontro è stato aggiunto all’ultimo momento: non certo per importanza, ma perché non conoscevo affatto la sua storia.
Avevo il desiderio di inserire nel progetto un racconto legato alle specificità del Piemonte, ma faticavo a trovare qualcosa di realmente caratteristico. Così, il 24 settembre, durante l’ultimo giorno di esposizione della mia mostra fotografica Mani nella suggestiva cornice del salone affrescato del centro culturale Calderara di Vanzago – mostra tuttora disponibile, qualora qualcuno desiderasse organizzarla – venne a trovarmi un’amica, Caterina. Faccio qui una menzione particolare: era accompagnata da un altro amico, Marco, che purtroppo dalla fine del 2024 non c’è più.
Mentre visitavano la mostra, naturalmente guidati da me in un tour dedicato e personalizzato, Caterina mi suggerì il nome di un artigiano che conosceva molto bene e che si occupava di qualcosa di davvero speciale. Il signor Rossini aveva lavorato per molti anni presso la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano come marmista ornatista e, da tempo, aveva aperto una sua bottega artistica proprio nel paese natale.
La particolarità di questo luogo è la presenza della famosissima cava che ha reso possibile la straordinaria bellezza del Duomo di Milano. Nel tempo ho scoperto che anche altri luoghi sacri, come il Santuario di Rho, custodiscono al loro interno piccole chicche realizzate con questo marmo rosa, così particolare e affascinante.
Chiesi quindi a Caterina di mettermi in contatto con lui: la sua storia mi incuriosiva moltissimo. Nel giro di poco riuscimmo a organizzare l’intervista direttamente in loco. Anche questa fu una vera e propria “toccata e fuga”: ero nuovamente accompagnato e riuscimmo a fare tutto nell’arco di una mattinata.
Come sempre, partenza di buon mattino. La giornata si presentava piuttosto complicata dal punto di vista meteorologico: una volta arrivati in zona, pioveva a dirotto. Fortunatamente, questo non impedì la buona riuscita del nostro lavoro.
Incontrai una persona profondamente innamorata del proprio mestiere e della propria storia, animata da un desiderio autentico di raccontare ogni dettaglio della sua vita professionale. Furono ore molto intense, durante le quali il signor Rossini ci accompagnò in un vero e proprio viaggio nel tempo. La particolarità di questa cava e di questa pietra rosa affonda infatti le sue radici nella storia.
Le cave di Candoglia, frazione di Mergozzo (VB), sono note per l’estrazione del pregiato marmo bianco-rosa utilizzato, dal 1387, in esclusiva per la costruzione e la manutenzione del Duomo di Milano. Queste storiche cave in galleria, gestite dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, sono ancora oggi attive e visitabili, offrendo un percorso affascinante lungo l’antica “via del marmo”.
Fu Gian Galeazzo Visconti, nel 1387, a concedere l’uso delle cave per la realizzazione del Duomo. Il marmo di Candoglia è caratterizzato da tonalità che variano dal bianco al rosa, rendendo la cattedrale unica al mondo. Storicamente, il marmo viaggiava su zattere lungo il fiume toce, il lago maggiore e i navigli, contrassegnato dalla sigla A.U.F. (Ad Usum Fabricae), che ne indicava l’esenzione dai dazi.
La particolarità del nostro artigiano stava nel replicare, attraverso l’utilizzo di dime e strumenti specifici, le numerosissime statue che contribuiscono alla maestosità del Duomo di Milano. Statue che vi suggerisco di ammirare da vicino, recandovi a Milano e salendo fin sulle terrazze grazie alle visite dedicate: un’esperienza che permette di godere di una bellezza straordinaria e, allo stesso tempo, di osservare la città da una prospettiva unica. Milano è una città in continua evoluzione, capace di aggiungere sempre qualcosa di spettacolare, architettonicamente al passo con i tempi: forse l’unica città italiana che riesce davvero a tenere il ritmo delle grandi capitali europee.

Per fortuna, questa volta non ci fu la solita disavventura: diciamo che la pioggia intensa compensò l’assenza di imprevisti. La mattinata fu comunque estremamente intensa. Storie come questa raccontano bene quanto siamo capaci, come territorio e come persone, di essere ingegnosi e di trasformare la materia e la tradizione in qualcosa di unico.
Terminata l’intervista, facemmo ritorno a Milano per riordinare le idee e lavorare agli ultimi due appuntamenti che avrebbero completato questo progetto così importante. Un progetto che stava giungendo al termine, ma che allo stesso tempo spalancava le porte a qualcos’altro: presentazioni, incontri, la possibilità di conoscere nuove persone e scoprire ulteriori particolarità del nostro meraviglioso territorio.
Un esempio sono le numerose interviste che ho raccolto nel tempo con altri artigiani, che potete trovare sul mio canale YouTube digitando semplicemente il mio nome e cognome nel browser.
Vi aspetto negli ultimi episodi di questa serie.
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